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Immigrazione
E' ormai un dato acquisito che il fenomeno dei flussi migratori, massiccio e permanente, va considerato una costante strutturale della attuale fase storica a livello planetario.

Gli squilibri nella distribuzione della ricchezza tra i due emisferi, la ricerca di libertà e diritti, la fuga dalle guerre e dalla fame sono solo alcuni dei motivi che spingono milioni di persone ad abbandonare i propri paesi d'origine nella speranza di costruire per sé e le proprie famiglie una migliore condizione di vita in società e contesti nuovi, per loro altrettanto problematici.

Gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia sono quasi tre milioni e costituiscono circa il 4,8% della popolazione, numeri comunque in costante aumento.

Un fenomeno di entità tale che non può certamente affrontarsi con lo spirito della legge Bossi-Fini che ha sostanzialmente assorbito la materia dell'immigrazione in quella dell'ordine pubblico; né, tantomeno, riconducendolo nel restrittivo alveo di evento emergenziale e transitorio, da fronteggiare con gli strumenti tipici ed esclusivi dell'assistenza sociale, come vorrebbe un solidarismo di corto respiro.

Al contrario si tratta di un fenomeno che proprio per le sue complesse implicazioni esige risposte ed interventi globali, articolati attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori sociali ad ogni livello.

Gli stranieri abitano le nostre città, sono i nostri vicini di casa, i nostri dipendenti, i loro figli oramai frequentano le nostre scuole. Favorirne l'inserimento nella comunità italiana è, quindi, interesse di tutti.

Affinché tale coesione sia effettiva, allo Stato ed agli organismi sociali dovrà essere demandata l'adozione di politiche di inclusione e stabilizzazione che siano in grado di governare il continuo processo osmotico di stili di vita, religioni, lingue, costumi senza che dall'interscambio scaturisca il corto circuito dell'incomunicabilità, dell'intolleranza, della violenza. 

La complessità del percorso di integrazione deve quindi essere innanzitutto affrontata attraverso la rimozione di quelle barriere culturali che impediscono l'inserimento dei cittadini stranieri nella compagine sociale e la promozione della coesione attraverso un approccio che sia il più possibile interculturale. 

Una riflessione sulla propria cultura e sulla relatività di quanto ad essa appartiene è il passaggio obbligato per aprirsi alla conoscenza ed al contatto con culture diverse che ormai appartengono, in maniera irreversibile, alla nostra quotidianità.

Una prospettiva interculturale è, infatti, l'unico presupposto ineludibile per una piena comprensione della società multietnica scevra da luoghi comuni e pregiudizi.

Solo il "rispetto delle culture" potrà agevolare l'integrazione attraverso la promozione dell'incontro e della conoscenza reciproche: consentire agli stranieri di non perdere le loro radici culturali ed agli italiani di avvicinarsi al mondo dei nuovi cittadini della nostra società.
Tale presa di coscienza costituisce in prospettiva l'antidoto più efficace per non cadere in facili schematizzazioni che, in carenza di idonei strumenti di comprensione, rischiano di diventare la sole semplicistiche chiavi di lettura del complesso fenomeno in atto.