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Manifesto di adesione all'Associazione
"Le attività dell'associazione saranno sempre ispirate a diffondere i valori di democrazia, di progresso, di laicità e giustizia sociale, di libertà e di tolleranza, dell'umanesimo socialista e del riformismo libertario con il criterio metodologico di fondo del razionalismo critico".
Questi sono i riferimenti culturali de "La Società Aperta" inseriti nello statuto nel 1986 all'atto della costituzione, insieme alla scelta di Karl Popper, Norberto Bobbio e Carlo Rosselli come figure di riferimento culturale e politico.

A distanza di vent'anni questi concetti ci sembrano tuttora validi, anche se il tempo e il dibattito politico che si è sviluppato in Italia in questi due decenni tentano di scolorare la loro caratterizzazione valoriale.

I principi di fondo a cui i soci dell'associazione si richiamano sono:
- la pace nel mondo va perseguita costantemente e i conflitti vanno risolti con le norme del diritto internazionale, peraltro da aggiornare nelle norme che regolano gli organismi sovranazionali e la loro missione di mantenere la pacifica convivenza tra i popoli, nella convinzione che questa è a forte rischio fino a che permarranno le tremende disuguaglianze  economiche e sociali presenti nel mondo;

- l'Europa deve aumentare la sua coesione interna e svolgere un ruolo univoco e ben riconoscibile a favore di questi obiettivi, diventando, con i fatti e non con "nuove ed anacronistiche crociate confessionali", alto esempio di democrazia partecipata e di sviluppo civile, basato sul pieno rispetto delle libertà individuali, dei diritti di cittadinanza e dei principi di giustizia sociale;

- il prorompente ed inarrestabile fenomeno della globalizzazione va vissuto come la vera sfida del XXI secolo da affrontare senza paure, ma nella convinzione diffusa che solamente un più alto livello di governance condivisa dei processi globali, da quelli del commercio a quelli del diritto, da quelli migratori a quello dello sfruttamento equo dei risultati della scienza e della tecnologia, potranno permettere di vincerla.
 Riferendoci al nostro Paese, i soci dell'associazione esprimono le seguenti convinzioni verso alcuni aspetti centrali della società:

- la Repubblica italiana deve continuare a basarsi sulla Carta costituzionale, che va aggiornata secondo le esigenze di una comunità moderna, ma non va stravolta nei suoi equilibri democratici di fondo;

- il rispetto di  regole condivise sono vitali per la convivenza civile e per il mantenimento di uno stato di diritto, che va garantito da una magistratura indipendente e messa in condizione di essere efficiente;

- la laicità dello Stato deve essere difesa come irreversibile conquista di fronte a qualsiasi tendenza di supremazia religiosa, pur nell'irrinunciabile rispetto e libertà di professione delle fedi;

- la partecipazione dei cittadini ai processi politici e culturali del Paese è un valore da difendere come fonte di valorizzazione delle singole individualità di fronte a evidenti tendenze di appiattimento sociale aiutato dall'invasività generalizzante dei media;

- una adeguata formazione culturale delle nuove generazioni è l'unico antidoto verso questo pericolo, per cui l'obbligo scolastico fino a 18 anni, accompagnato da maggiori investimenti nel sistema scolastico ed universitario che ne garantiscano la qualità, è la prima condizione sociale volta a sviluppare il senso critico e la duttilità culturale per affrontare le continue evoluzioni del mondo professionale e della società nel suo complesso;

- una azione permanente da parte di tutte le istituzioni, a cominciare dalla scuola, che sviluppino un senso diffuso e radicato dell'etica pubblica, è un'altra condizione prioritaria per un miglior grado di convivenza sociale: non si tratta di moralismo, ma di riconoscimento e rispetto collettivo delle regole basilari che si pensavano acquisite, come il dovere di corrispondere al gettito fiscale secondo il proprio livello di reddito (senza il ricorso alle scorciatoie dei condoni di vario tipo) o di evitare ogni forma di conflitto di interessi nello svolgimento delle proprie attività, in primo luogo se politico-istituzionali;

- l'etica pubblica dovrebbe innervare anche il sistema delle imprese e le organizzazioni politico-sociali: le prime sviluppando un processo articolato di responsabilità sociale, che va ad incidere sui rapporti tra aziende e rispetto dell'ambiente, tra aziende e mondo finanziario, tra aziende e diritti dei lavoratori; le seconde, con riferimento ai partiti e ai sindacati, sviluppando nuove e più efficaci regole di trasparenza nella selezione delle migliori capacità individuali ( ad esempio tramite il metodo delle primarie ovunque ci siano le condizioni per svolgerle correttamente e senza condizionamenti), in equilibri diversi tra la cooptazione dall'alto (ora largamente diffusa, da farne il meccanismo base della legge elettorale del 2006 senza preferenze) e la scelta collettiva dal basso;

- la qualità sociale è un obiettivo complesso che corrisponde alla risultante di molte azioni politiche, legislative e comportamentali e che va perseguito con determinazione e con equilibrio, a cominciare dalle politiche fiscali, ambientali, sanitarie, di quelle della giustizia e del lavoro, delle attività produttive e dei flussi migratori: ma riteniamo che una vera priorità per il nostro Paese sia quella di investire, contestualmente in termini di quantità di risorse pubbliche e private da stanziare e in termini di qualità dei metodi di spesa, nella ricerca scientifica e tecnologica; ciò per trasferire i risultati al sistema produttivo che per formare ad un più alto livello qualitativo le giovani generazioni.

Febbraio 2007