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Il
prossimo giugno saremo chiamati, per la prima volta nella storia
della Repubblica, a pronunciarci, mediante referendum
costituzionale sulla recente legge di riforma della Carta
fondamentale, la cosiddetta "devolution".
A
richiedere il ricorso allo strumento di democrazia diretta sono
stati ben 830.000 cittadini elettori, otto Consigli Regionali
nonché un elevato numero di parlamentari. La sorprendente
coesione nell'opporsi all'approvazione della riforma varata dal
Governo di centro-destra lascia percepire la sensibilità
dell'opinione pubblica alle problematiche di natura
costituzionale.
L'importanza di tali temi impone,
quindi, una attenta ed approfondita riflessione sia sulla
attualità della Costituzione del 1948, sia sulla opportunità
della attuale riforma. Nonostante sia
trascorso mezzo secolo dalla promulgazione della Carta, nessuno
potrebbe considerare inattuali valori fondanti quali il
principio di uguaglianza, la tutela delle minoranze, la laicità
dello Stato, il riconoscimento e la tutela delle libertà civili,
il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle
controversie internazionali etc.
Al contrario la
seconda parte, dedicata all'ordinamento dello Stato,
effettivamente richiede un adeguamento alla mutata situazione
politico-istituzionale del Paese ed alle nuove necessità
dell'organizzazione sociale. Tuttavia le soluzioni elaborate
dalle forze politiche di centro-destra non rispondono affatto
alle esigenze di ammodernamento dei meccanismi istituzionali nel
necessario rispetto dello spirito democratico che aveva animato
i lavori dell'Assemblea Costituente.
Su queste le tematiche e con tale impostazione culturale
"La Società Aperta" tramite convegni, documenti, prese di
posizione, non mancherà di far sentire la sua voce.
Riflessioni
sulla riforma della devoluzione
La
riforma costituzionale, problematiche istituzionali ed aspetti
controversi
Le
ipotesi di riforma della Costituzione in Italia
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