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SALUTE E SICUREZZA AL LAVORO
In questa epoca dominata dalla tecnologia e dalla
globalizzazione, le parole chiave per la sopravvivenza delle
organizzazioni produttive sono: cambiamento, rapidità,
flessibilità. Questa richiesta di flessibilità, rivolta dal
mercato globale alle organizzazioni di lavoro, spesso viene
trasferita sui singoli ed ha degli effetti sulla vita delle
persone, a seconda di come viene realizzata. Ma, cosa significa
flessibilità, nello specifico delle realtà lavorative? E quali
sono le ricadute sui singoli, in temine di salute e sicurezza?
L'Associazione "La Società Aperta" ha raccolto e cercato di
tradurre questi interrogativi in un lavoro di ricerca che si è
dipanato complessivamente per circa un triennio.
Attraverso l'attuazione di due ricerche promosse e finanziate
dall'ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la
Sicurezza del Lavoro), il focus è stato posto sul lavoro
interinale, esempio concreto di cambiamento, rapidità,
flessibilità, in modo da approfondire i rapporti che questo
contesto, circoscritto ma emblematico, intesse con quello più
ampio del mondo del lavoro (istituzioni, sindacati, medicina del
lavoro, ecc.).
Un primo progetto è stato focalizzato
sullo studio del rapporto tra temporaneità del lavoro,
precarietà e rischi psicosociali, intesi come fenomeni di
disagio nei contesti di lavoro. Un secondo progetto ha
realizzato un affondo conoscitivo nella realtà drammatica degli
infortuni al lavoro, con particolare attenzione per i lavoratori
stranieri.
In certi settori, infatti, sembrano
concentrarsi fattori particolarmente sfavorevoli per la
salute-sicurezza, quali: lavoro pesante, precarietà,
immigrazione. Questi settori, considerati marginali fino a
qualche anno fa, si stanno allargando esponenzialmente ed hanno
molto da suggerirci sulla cultura attuale della sicurezza, a
dodici anni dall'introduzione del D. Lgs. 626/94.
Dai
dati di ricerca appare come non sia possibile un cambiamento
sostenibile per le persone, sul piano della salute-sicurezza,
senza che vi sia una presa in carico della precarietà e delle
sue implicazioni all'interno dell'organizzazione del lavoro.
Non a caso, sia l'ISPESL che l'Agenzia Europea per la Salute e
la Sicurezza sul Lavoro richiamano con forza la necessità di
ampliare il concetto di salute a quello di benessere
organizzativo.
Pertanto, di fronte al dilagare del
malessere nei contesti lavorativi, è necessario aprire la
visione individualistica del fenomeno infortunistico (è il
singolo ad ammalarsi o a farsi male) ad una rappresentazione
complessa della realtà lavorativa (è nel rapporto tra individuo
e contesto che si creano le condizioni di benessere/malessere
organizzativo). Più in generale, si evidenzia il problema
della gestione delle risorse umane, che, nonostante l'enfasi
posta sul termine umane, vengono spesso utilizzate alla stregua
di risorse materiali, con le prevedibili conseguenze a lungo
termine sulla vita non solo dei singoli soggetti lavorativi, ma
anche delle organizzazioni stesse.
Occuparsi
realmente della gestione delle risorse umane, intese come
capitale sociale delle organizzazioni di lavoro, implica porsi
il problema dei cambiamenti del mondo del lavoro tenendo in
debito conto le conseguenze che questi avranno sui singoli
lavoratori. Sviluppare una capacità gestionale dei
problemi posti dai cambiamenti nella produzione e nell'economia,
significa lavorare per costruire una politica della
flessibilità, che appare oggi molto semplificata, ovvero
tradotta in una sorta di passaggio dell'uomo nero dal mercato ai
singoli lavoratori.
Gli studi sono stati svolti
utilizzando una metodologia di tipo qualitativo, con un
approccio psico-sociale, ritenuto il più adeguato ad avvicinare
problemi complessi quali quelli legati ai fenomeni emergenti nel
mondo del lavoro attuale. Lo sviluppo di conoscenze è stato
tenuto all'interno di un percorso teso ad elaborare ipotesi
d'intervento spendibili nella realtà, che consentano di
progredire ulteriormente nella ricerca e nell'azione.
In quest'ottica, "La Società Aperta" sta progettando un forum
sul tema delle ripercussioni della flessibilità su singoli ed
organizzazioni, con l'obiettivo di aprire un confronto tra i
diversi interlocutori istituzionali che si occupano di
problematiche inerenti la salute, la sicurezza, i diritti e le
tutele dei lavoratori attraversati dalla flessibilità.
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